BetaMedia e DBW: un accordo strategico per il 4K e l’UHD

Con l’IP, l’OB VAN diventa davvero Flexi


Un nuovo accordo di partnership tra BetaMedia e DBW e un nuovo concetto di architettura brevettato – che, con l’integrazione IP, raggiunge il suo massimo potenziale – costituendo un’offerta unica sul mercato, non solo italiano


Il mezzo più avanzato in Italia

Con i più grandi OB VAN Italiani – Un accordo definito dopo un anno di collaborazioni, su diverse produzioni realizzate anche all’estero, porta DBW e BetaMedia a stringere una partnership più forte, che prevede l’integrazione delle tecnologie e la condivisione dei rispettivi e rispettabili know-how. Congiuntamente allo sviluppo del primo mezzo mobile basato su IP, ma anche sul concetto di Flexi Van – l’architettura sviluppata dalla mente di Rosario Messina, già brevettata negli USA – la partnership permette di presentare un’offerta che rappresenta oggi il miglior potenziale tecnologico disponibile sul mercato italiano e non solo.

A supporto di questo importante upgrade tecnologico, ci sono le nuove tecnologie della SAM e il supporto di Video Progetti, come system integrator, che ha consentito di realizzare un mezzo che in grado di offrire, oltre all’infrastruttura IP, la possibilità di realizzare riprese, in HD fino a 36 camere e in 4K o UHD, fino a 24 camere, di tipo broadcast o cinematografico, sia in SDR che in HDR.

In pratica, tutto quello che si può desiderare oggi, in quanto ad aggiornamento tecnologico.

Alla base di questo progetto, dicevamo, oltre all’architettura Flexi, (ottimizzata anche grazie al fattivo supporto del reparto R&S della Link, che ha sviluppato degli appositi connettori), il valore aggiunto della matrice IP e del mixer Kahuna della SAM, integrati da Video Progetti.

La matrice IP rappresenta quindi il cuore del sistema stesso che, integrato con le potenzialità del production center Kahuna, è capace di operare in modalità multi-risoluzione e multistandard, potendo offrire il processamento contemporaneo, in entrata ed in uscita, di segnali HD, UltraHD, in SDR o HDR, simultaneamente; tutto ciò consente di poter operare praticamente senza limiti, soddisfacendo ogni specifica esigenza produttiva, per qualsiasi tipologia di progetto.

Inoltre, il sistema ibrido tra cinema e televisione consente – come hanno avuto modo di apprezzare anche alcuni produttori esteri – di poter realizzare produzione di programmi televisivi, realizzati in esterno, ma anche in studio, con un look tipicamente fotografico derivante dalla possibilità di operare con camere cinestyle, come le Sony F55 in abbinamento con lenti come le Prime, per offrire un nuovo tipo di prodotto. Elementi, questi, che ci ha evidenziato, Stefano Rebechi, CEO della DBW, nell’intervista che segue.

Quindi, un range operativo che non presenta limiti, potendo operare in modalità di ripresa secondo lo stile cinematografico o televisivo, oltre che che in ibrido, per la ripresa di programmi televisivi in studio o in esterno di ogni genere, fiction, eventi come opere e spettacoli, live musicale, sport etc…

 


Guarda la brochure dell’OB-VAN

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INTERVISTA UMBERTO CHIERIELLO – CEO BETAMEDIA

Dottor Chiariello, come nasce il progetto di questo nuovo OB Van?

Abbiamo chiamato Flex IP van, quando tre concetti fondamentalmente: il primo è quello dell’OB Van; cioè dell’Outside Broadcast Van; quindi una regia mobile su ruote. Il secondo concetto è quello del Flexi Van, che è anche il nostro brevetto internazionale, registrato negli Stati Uniti, come innovazione di processo.

Utilizzando delle unità in fibra ottica, possiamo estendere su vasti territori la potenza di fuoco della capacità di ripresa del sistema che, in HD arriva a 36 telecamere; in UltraHD arriva invece a 24 telecamere.

E poi, l’ultimo concetto, che sta tra Flexi e Van, che è l’IP.

Per entrare nel dettaglio, che cosa vuol dire per voi, l’IP?

Vuol dire avere, grazie alle unità remote in fibra, integrate, la possibilità di poter gestire – attraverso un indirizzo statico – tutte le informazioni necessarie per realizzare le riprese televisive. Questo significa non avere più una matrice centralizzata, che ha dei limiti strutturali e fisici, ma la possibilità di implementare, in maniera organizzata, strutturando il sistema in base alle specifiche esigenze e, spostando a livello periferico, risorse che prima non disponibile solo in modalità centralizzata.

Come proponete sul mercato questo particolare mezzo?

Stiamo lavorando insieme al nostro partner DBW, per far conoscere al mercato questo mezzo che è unico nel suo genere. La DBW  È stata la prima azienda Italiana ad investire in modo significativo sulla tecnologia 4K. Disponiamo oggi di un importante parco camera, composto da camere F55 e 4300  della Sony  che, unitamente al mixer Kahuna – il più evoluto che esiste sul mercato e – ci permette di avere un mezzo realmente 4K nativo, e non upscale, come propongono altri.

Abbiamo investito molto anche sullo slow-motion,  acquisendo sia gli EVS 4K che i server Sony 4K,  per poter fornire un workflow completo, su questo standard.

La regia è dotata anche della sub-regia audio. Possiamo quindi proporci sul mercato, per la nuova stagione televisiva, con una soluzione unica nel suo genere. E con la flessibilità e la potenzialità di cui ho parlato prima, che oggi in Italia, non è in grado di offrire nessuno.

In conclusione, se dovesse descrivere il potenziale dell’offerta, con una sola frase?

Flessibile, innovativo, espandibile e potente.

 

 


Intervista  Stefano Rebechi – CEO DBW Communication

Avete concluso un importante accordo con la BetaMedia. Qual è l’oggetto di questo accordo?

L’accordo nasce dopo una partnership durata oltre un anno, che ha dato vita a una serie di produzioni nazionali ed internazionali. Noi abbiamo lavorato con il 3D telescopico, con il 4K, poi HDR ed abbiamo anche realizzato riprese VR 360°. BetaMedia vanta una lunga ed importante storia nella ripresa multicamere.

Cercavamo un partner industriale solido che avesse quello che noi abbiamo deciso di non implementare, cioè degli OB Van. Abbiamo trovato, appunto, il partner ideale in BetaMedia, visto che ha al suo attivo una grande capacità progettuale, un’importante flotta ed una lunga esperienza in questo settore.

Abbiamo unito le forze, integrato una serie di tecnologie, che abbiamo concentrato in particolare sull’OB14 di nuova costruzione e, quindi, ci stiamo, quindi, presentando al mercato come una struttura che ha un’organizzazione già rodata da un anno di partnership e che ci permette di realizzare produzione live, sia sportive che musicali o programmi in studi televisivi in 4K HDR.

Ma, in modo più specifico, che tipo di contributo porta BetaMedia all’importante know-how che ha maturato DBW, in questi anni?

L’importanza di BetaMedia, nella nostra compagine, è relativa alla struttura tecnica di primo livello; la capacità di progettare nuovi mezzi, di sfruttare soprattutto il protocollo IP; cosa che i nostri competitor ancora non hanno integrato in modo significativo. Mentre noi abbiamo portato tutta la nostra esperienza maturata con il 4K e nello specifico dell’HDR,  tenendo presente che, ad oggi, abbiamo realizzato ben 17 produzioni in 4K, di cui cinque in 4K-HDR. Senza dimenticare che la prima produzione l’abbiamo realizzata nel lontano 2013. Questo ci ha permesso di fare un ulteriore salto verso il futuro.

Tutto questo ci ha consentito di presentarci sul mercato con un progetto molto solido ed innovativo, da un punto di vista tecnologico.

Perché mettere insieme le telecamere UltraHD tipicamente broadcast, come le 4300 e le telecamere come l’F55, dedicate invece al cinema? Quale risultato può scaturire da questo abbinamento?

Domanda interessante perché in qualche modo è vicina alla nostra storia e la descrive perfettamente. La DBW ha sempre operato in modo ibrido, tra cinema e televisione o con altri media, come è successo per il VR360°. Questo ci ha consentito di avere un approccio diverso rispetto agli altri, per ciò che riguarda le regie mobili. C’è sempre stata una netta distinzione tra riprese cinematografiche e riprese televisive. Le prime, magari, realizzate con sensore super 35, le seconde con sensore da 2/3”. Adesso, questi due mondi si stanno avvicinando moltissimo.

Ciò consente di utilizzare dei sensori super 35, per il work flow tipicamente televisivo, con i cameramen che hanno una comunicazione audio-video con un regista, il quale impartisce dei comandi per la realizzazione della ripresa.

Quindi, in questo momento, stiamo presentando sul mercato due approcci diversi, che utilizzano entrambi il 4K. Possiamo realizzare un programma televisivo con un’estetica cinematografica, ma con workflow televisivo. Allo stesso tempo, possiamo realizzare un programma sportivo, con telecamere tipicamente broadcast che integrano dei sensori più piccoli e che offrono maggiore profondità di campo, rispetto ad una camera come la F55.

Possiamo quindi coniugare questi due approcci, differenti  tra loro ma, in entrambi i casi, con workflow tipicamente televisivo.

Quali sono i prossimi passi previsti per quel che riguarda la partnership con la BetaMedia?

Il futuro della nostra partnership va proprio nella direzione del produrre in 4K ed in HDR ed anche in HD HDR.

Stiamo realizzando, soprattutto all’estero – dove c’è una maggiore sensibilità al tema dell’estetica cinematografica riportata sullo schermo televisivo – delle produzione in HD, con camere 4K con sensore super 35 mm e ottiche Prime, tipiche della ripresa cinematografica. Quindi un’estetica cine, per programmi televisivi realizzati in studio.

Credo che il futuro sia quindi per una produzione in 4K HDR, che sarà poi declinata in tutti i formati, con le diverse definizioni e nei diversi standard.

 

 


INTERVISTA Rosario Messina – CTO BETAMEDIA

Quando hai cominciato a pensare al Flexi Van?  

Ho cominciato a pensare al Flexi Van già nel  2004. Poi, nel 2005, ho cominciato a lavorarci operativamente. Ben 12 anni fa.
Il brevetto del Flexi Van è già registrato, da ben cinque anni, negli Stati Uniti ed è ancora in attesa di registrazione in Europa.

Da quale spunto sei partito?  

La mia idea iniziale era quella di cercare una soluzione per poter connettere gruppi di apparecchiature mediante un solo cavo multicore. Pensavo di poter avere così una grande flessibilità dei diversi moduli che compongono un sistema di produzione, rendendoli modulari ed interfacciabili, in funzione delle specifiche esigenze produttive.

Una modularità che apre nuove forme di workflow e cambia il concetto di OB Van?  

Sì. Al punto che, ad esempio, si possono anche creare delle partnership, magari con aziende estere, per potersi scambiare moduli o combinarli in funzione delle occasionali esigenze di produzione, modulando dinamicamente la configurazione del sistema.  

Ma i moduli possono essere anche separati, per facilitarne il trasporto e poter quindi viaggiare anche per via aerea, potendo così spostare velocemente alcune parti o tutto il sistema di produzione, per raggiungere location anche distanti migliaia di chilometri, in poche ore. Se si pensa ad un calendario di produzione, quale potrebbe essere un campionato sportivo in giro per il mondo, ciò rende ancora più interessante quest’architettura di sistema modulare e facilmente riconfigurabile.

Insomma, una specie di moduli che si incastrano tra loro?  

Si, è così. Un sistema che ricorda in qualche modo il gioco della Lego o, un computer che collega le varie periferiche mediante una semplice connessione USB. Non ho inventato una nuova tecnologia. Ho inventato solo una nuova architettura.

Perchè la scelta di questo Router? 

La Extreme, seppure poco conosciuta negli ambienti consumer, è una casa specializzata nella realizzazione di apparati telematici di Alta Classe per ambienti sensibili come quelli Militare e Ospedaliero. Gli ingegneri della Extreme ci hanno supportato durante la fase di startup ed hanno garantito la dovuta tranquillità operativa.

Il modello utilizzato nella prima fase garantisce circa 1,5 Tb di banda no bloking. Nella seconda fase, che sarà operativa entro la fine dell’autunno corrente, questi switch si sposteranno nella periferia dell’impianto, agevolando la trasmissione e la connessione esterna all’OB-Van e verranno sostituiti con altri che garantiranno bande più che quadruplicate. Con la nuova generazione di switch, con porte da 40/100 Gb e Bus in ring da 400 Gb, avremo a disposizione dai 6 ai 9 Tb di banda no-bloking. 

Parliamo della scelta dei connettori? 

I connettori LK link, specializzati per il Flexi, sono i medesimi già ingegnerizzati per il Flexivan. Tutte le connessioni tra Base Stations/CCUs e MOW sono retrocompatibili. I cavi ed i connettori ingegnerizzati dalla Link sono in grado di supportare, nei termini delle lunghezze di cavo richieste, sia il 3G che il 12G.

In che modo Link ha sviluppato questa serie?  

I cavi in rame, come già detto, sono gli stessi del FlexiVan mentre, in questi giorni, insieme agli ingegneri della Link stiamo sviluppando nuovi cavi e connettori ottici utili per la tecnologia MPO-MTP. A breve, le connessioni IP dei moduli saranno supportati da questa tipologia di cavi e connettori.

E come cambia la filosofia Flexi Van, con l’integrazione dell’IP? 

Le nuove tecnologie, come l’IP, consentono di abbassare ulteriormente costi. E permettono al Flexy Van di rigenerarsi ed essere ancora più efficiente ed attuale.

Un ulteriore impatto sulla semplificazione, per ciò che riguarda quel mattoncino che connette le differenti apparecchiature. L’IP diventa, di fatto, il motore del Flexi Van e, consente di far risparmiare, anche dal punto di vista economico, sul sistema dell’OB-Van.

In conclusione, per ciò che riguarda il sistema IP, su quali partner e brand è caduta la scelta?  

Tutto il sistema IP è, come già detto, fornito dal SAM e distribuita da Videoprogetti. Quest’ultima, grazie anche al supporto di Marco Annibali, ha garantito tutto il necessario e prezioso supporto. Il routing video è supportato dallo standard ridondato 2022-7, in attesa della ratifica del 2110. Al sistema SAM abbiamo, inoltre, affiancato un innovativo software di gestione che consente di velocizzare e rendere immediata qualunque riconfigurazione del sistema ‘matrice liquida’.


FlexIP Van tra i più grandi OB VAN Italiani


 

INTERVISTA CARLO STRUZZI  – CEO VIDEO PROGETTI

Come nasce il progetto FlexIP Van e che vantaggi offre?

Il progetto nasce dalla mente di Rosario Messina. È uno strumento che si adatta e cambia facilmente la configurazione. L’esperienza di DBW, nella stereoscopia, prima, e nella produzione Ultra HD e 4K, poi, è molto elevata, visto che operano con queste avanzate tecnologie da diversi anni. BetaMedia vanta invece un’esperienza ultradecennale nella produzione televisiva. Quindi un connubio tra due aziende leader, che offre un elevato potenziale.

Cosa aggiunge l’IP al Flexi Van?

Aggiunge la possibilità di estendere la matrice vicina al set; la possibilità di configurare facilmente il sistema; di utilizzare infrastrutture IP nella produzione video, che aumentano ovviamente l’efficienza e diminuiscono le dimensioni degli apparati. Dovrebbero poi, di conseguenza, diminuire anche i costi di gestione. In conclusione, direi: qualità, flessibilità, e velocità, oltre che una miglior gestione. 

Entriamo nel dettaglio. Quali sono, secondo te, le tecnologie da mettere in evidenza in questo progetto?

Il FlexIP Van è stato strutturato intorno al sistema  Kahuna della SAM che è il leader di mercato da molti anni. Kahuna offre una soluzione multi-risoluzione, ha diversi ingressi; gestisce l’HDR l’ultra HD ed integra quello che la SAM definisce Format Fusion 4, cioè un sistema che permette di produrre in HD e ultra HD, con o senza HDR, in un unico box e fornisce delle uscite, contemporanee, nei diversi standard, secondo le necessità e le richieste dalla produzione. Il Kahuna è davvero configurabile facilmente ed efficientemente, per gestire qualsiasi tipo di produzione.

Quando parliamo di una nuova matrice integrata, in questo nuovo OB-Van, che cosa intendiamo?

Parliamo di una matrice IP, della gamma SAM, che utilizza la tecnologia IT standard. Questa matrice riesce ad offrire le stesse funzioni offerte dalle precedenti matrici SDI, ma con l’integrazione delle tecnologie IP e con tutti i vantaggi che ne derivano per ciò che riguarda il trasporto e l’infrastruttura, nella produzione tv.

Secondo te, come va visto, oggi, lo scenario IP, riferito al settore della produzione broadcast?

Lo scenario IP rappresenta oggi una situazione in continua evoluzione. Gli standard consolidati sono il 2022-6 e il 2022-7 e, in alcuni casi, anche il TR03 ma si va verso il 2110 che dovrebbe essere ratificato il prossimo anno. Saranno poi disponibili, conseguentemente, anche le apparecchiature.

Scegliere tra IP ed SDI, oggi, è strettamente finalizzato alle esigenze del cliente e dal tipo di produzione che si deve affrontare. L’IP rappresenta il nuovo; l’SDI è il consolidato. L’IP è il formato sul quale, ovviamente, costruiremo le nuove infrastrutture. La scelta è soggettiva e dipende da diversi fattori. Oggi però, è anche possibile realizzare dei sistemi ibridi che risultano molto più efficienti e che permettono ai clienti di adattarsi gradualmente alla nuova tecnologia, diluendo gli investimenti nel tempo.

Con l’IP si  ha anche la possibilità di poter realizzare dei sistemi di remote production, realizzabili meno facilmente con tecnologie tradizionali?

Nel trasporto dei segnali da una location al centro di produzione remoto – dando per scontato che esista un network efficiente – la tecnologia ci mette a disposizione delle soluzioni basate su IP. Quello che di nuovo sta accadendo è che queste soluzioni diventano sempre meno costose, più dense e più affidabili; il network offre sempre più capacità, per cui è sempre più facile realizzare la produzione in remoto.

Questa modalità potrebbe però essere più efficiente se il processo completo la tiene in dovuta considerazione. Ovvero, se posso evitare di spostare l’OB Van da una location all’altra, questo potrebbe rappresentare un grande vantaggio. Ma se poi non riesco a produrre tanti eventi, contemporaneamente, il vantaggio potrebbe essere relativo.

Quindi, anche per la remote production vale il discorso fatto per l’IP. Tutto è da valutare in funzione delle esigenze del cliente. E’ solo lui che deve analizzare e valutare bene le sue esigenze, per capire come sviluppare il sistema.


BOX FLEX IP OB-VAN 14 – CONFIGURATION

MECHANICAL SECTION
MODEL: MAN TGX 18.480
Tractor Unit Plate:  AF49622
Tractor Unit Dimensions: Length 5.875 mt – Width 2.50 mt – Height 4 mt
Plate Trailer Unit:  AF49622
Trailer Unit Dimensions: Length 13.60 mt (14.70 mt with ext.) – Width 2.55 mt (5.50 mt with ext.) – Height 4 mt
Electrical system: 380V
Consumption: 50 KW
Outlet: 125A 5-pole
Voltage: Stabiliser
Double Insulation transformer


TECHNICAL SECTION

Up to 36 Cameras HD-3G or 4K/UHD HDR – HFR – WCG (SONY HDC-4300 or PMW-F55)
Only 4K large-small B4 or PL mount lenses
Up to 10 EVS 4K and SERVER SONY PVW4400 net connected
Video Switcher SAM KAHUNA 9600 6mes – up to 3 Consolles Maverik
1024 x 1024 IP-Router
IP Routing SMPTE 2022-7 (redundancy and uncompressed) SAM technology based
SONY OLED HDR / TV-LOGIC / EIZO quality/reference 4K-UHD monitors
GV KALEIDO Multiviewers
HDR processors to-from SONY S-LOG3 / HDR10 / HLG / REC-709
Standard-Format-Frequency Processor to-from 25p – 50i -30p – 50p – 60p / Level A – Level B – Quad – 2SI etc.  / 3g – 6g – 12g
FLEXIPVAN Architecture
Audio Mixer Consolle Stagetec Crescendo
Audio Routing Based on Stagetec Nexus
DOLBY E – AC3
Clearcom Intercom With IP Tecnology
6 Working Rooms on Ob-Van With Exclusive Access Doors
26 Full Operative Desk Positions on Ob-Van
33 + 33 Kwatt Parallel Ups  System